L’antico ponte romano che racconta una parte fondamentale della storia urbana di Lanciano.
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Siamo arrivati all’ultima tappa del nostro percorso.
Continuando lungo Corso Roma, arriviamo al Monastero di Santa Chiara.
Questo luogo racconta una parte profonda dell’anima spirituale di Lanciano.
Il monastero è uno dei primi monasteri delle Clarisse in Italia.
I documenti lo ricordano già nel 1278.
Questo avvenne pochi anni dopo la morte di Santa Chiara d’Assisi.
Per secoli questo luogo fu uno spazio di preghiera, silenzio e vita religiosa.
La sua storia, però, non è stata sempre tranquilla.
Dopo l’Unità d’Italia, il convento fu trasformato in una caserma di fanteria.
In quel periodo l’edificio venne quasi completamente modificato.
La chiesa fu ricostruita nell’Ottocento.
Anche se ha cambiato aspetto, conserva ancora il ricordo della fede che ha segnato questo luogo per molti secoli.
Entriamo nella chiesa.
Qui si percepisce subito un’atmosfera raccolta e solenne.
Nel 1854 Demetrio Tenaglia, originario di Orsogna, decorò le pareti con stucchi molto raffinati.
Le decorazioni sono in stile neoclassico.
Sugli altari si trovano alcune tele dipinte nel 1855 dal celebre pittore Francesco Paolo Palizzi.
Palizzi è uno degli artisti più importanti legati a questa terra.
La tela della Sacra Famiglia, invece, è un’opera più antica.
Fu realizzata dalla pittrice napoletana Teresa Palomba.
Questo luogo è molto caro ai lancianesi anche per un altro motivo.
Dal 1952 la chiesa è sede dell’Arciconfraternita “Orazione e Morte” di San Filippo Neri.
Si tratta di una confraternita molto antica.
Nacque nel Seicento con il compito di accompagnare i defunti e pregare per la “buona morte”.
Ancora oggi questa Arciconfraternita custodisce una parte fondamentale della Settimana Santa di Lanciano.
Per questo, in questa chiesa, la storia diventa anche memoria, devozione ed emozione.
La Settimana Santa
Dal Giovedì Santo l’atmosfera della città cambia.
È la notte della “visita ai Sepolcri”.
A Lanciano, però, questa notte è legata anche a una figura molto suggestiva: il Cireneo.
Il Cireneo è un confratello scalzo.
Indossa un cappuccio, così da restare anonimo.
Attraversa le strade buie della città portando sulle spalle una pesante croce di legno.
Il cammino è illuminato solo dalle torce degli altri confratelli.
Nel silenzio si sentono i suoi passi nudi sulla pietra.
Si sente anche il suono delle “raganelle”.
Le raganelle sono antichi strumenti di comunicazione che imitano il gracidare delle rane.
Questi suoni accompagnano una città raccolta in preghiera.
Poi arriva il Venerdì Santo.
È il momento del dolore e della grande bellezza.
Da questa chiesa esce in processione il simulacro del Cristo Morto.
È un’opera del Settecento realizzata dallo scultore lancianese Domenico Renzetti.
Secondo una leggenda, però, sarebbe stata scolpita da una monaca di clausura.
Guardando questa immagine, si capisce il motivo della leggenda.
La sofferenza rappresentata nel legno è così intensa da sembrare reale.
Il Cristo sembra davvero il corpo di un uomo morto.
Nella processione sfilano anche le statue delle tre Marie e i simboli della Passione.
Sfila anche il Cireneo, sempre incappucciato e scalzo, con la sua croce sulle spalle.
Tra i palazzi del Borgo risuonano le musiche dell’Elegia di Alfredo Ravazzoni e del Miserere di Francesco Masciangelo.
Questa processione non è solo un momento religioso.
È anche una parte profonda dell’identità di Lanciano.
In questo rito, la città si ritrova unita.
Questa chiesa è quindi anche un luogo della memoria cittadina.
Ogni anno, durante la Settimana Santa, il tempo sembra fermarsi.
La comunità rivive il mistero della morte e della resurrezione.
Il nostro percorso tra il Borgo e Piazza Plebiscito termina qui.
Ma Lanciano ha ancora molti altri luoghi da scoprire.
Ci sono i vicoli di Civita Nova, le leggende di Lanciano Vecchio e i panorami che si possono ammirare dalle mura della città.
Ogni angolo può raccontare una nuova storia.
È stato un piacere accompagnarvi in questa passeggiata nella storia.
Vi salutiamo e vi invitiamo a tornare presto.
Lanciano, con i suoi monumenti, le sue tradizioni e i suoi misteri, sarà sempre pronta ad accogliervi di nuovo.
A presto.
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A pochi passi, una testimonianza di fede, devozione popolare e storia della città.
Content by Domenico Maria del Bello.
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